Perché i PFAS Accelerano l’Orologio Biologico degli Uomini
Tutti noi siamo abituati a pensare all’invecchiamento come ad un processo scandito esclusivamente dal calendario: più passa il tempo e più si invecchia. Eppure, la scienza moderna ci insegna che esiste una profonda differenza tra l’età cronologica (quella scritta sulla carta d’identità) e l’età biologica (lo stato reale di salute delle nostre cellule). Recentemente, un allarmante studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Aging ha gettato nuova luce su un nemico silenzioso che accelera questo orologio interno: i PFAS, meglio noti come “sostanze chimiche eterne“.
La ricerca, condotta da un team internazionale guidato dal dott. Xiangwei Li della Facoltà di Medicina dell’Università Jiao Tong di Shanghai (Cina) rivela che alcune di queste sostanze sono in grado di invecchiare precocemente il nostro organismo, colpendo con particolare severità gli uomini di mezza età.
I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) sono una famiglia di migliaia di composti chimici sintetici creati dall’uomo a partire dagli anni ’40 che grazie alle loro proprietà idrorepellenti e oleorepellenti, sono stati usati ovunque, dalle padelle antiaderenti, agli imballaggi alimentari, nei tessuti impermeabili, nelle schiume antincendio e persino nei cosmetici.
Il problema risiede nel loro soprannome, “forever chemicals” (sostanze chimiche per sempre) in quanto a causa del fortissimo legame tra atomi di carbonio e fluoro, queste molecole non si degradano nell’ambiente e si accumulano nel corpo umano. Una volta ingerite o inalate, restano nel nostro corpo per anni.
I ricercatori cinesi hanno analizzato i dati di oltre 300 partecipanti (uomini e donne) provenienti dallo studio statunitense NHANES. Non si sono limitati a misurare la quantità di PFAS nel sangue, ma hanno osservato il cosiddetto “metiloma del DNA”.
Se immaginiamo il DNA come lo “spartito della vita”: il metiloma è l’insieme di piccoli “segnali stradali” (gruppi metilici) che dicono alle cellule quali geni leggere e quali ignorare. Con il passare del tempo, questi segnali cambiano in modo prevedibile. Utilizzando algoritmi sofisticati chiamati “orologi epigenetici“, gli scienziati possono oggi leggere questi segnali per determinare con precisione quanto un corpo sia invecchiato “dentro”.
I risultati sono stati sorprendenti e, per certi versi, discriminanti dal punto di vista biologico. Lo studio ha evidenziato che due specifici composti, il PFNA (acido perfluorononanoico) e il PFOSA (perfluoroottanosulfonamide), sono presenti nel sangue del 95% della popolazione analizzata.
Tuttavia, l’effetto di “invecchiamento accelerato” è apparso marcato quasi esclusivamente negli uomini di mezza età. Mentre nelle donne l’impatto sembra mitigato (forse da fattori ormonali o differenze metaboliche), negli uomini tra i 50 e i 64 anni concentrazioni elevate di queste sostanze predicono un’età biologica significativamente superiore a quella reale.
Ma come fa una sostanza chimica a farci invecchiare più velocemente? Il meccanismo principale sembra essere l’infiammazione cronica, in quanto i PFAS agiscono come “disturbatori” cellulari, inducendo uno stato di stress ossidativo che danneggia i tessuti e altera la regolazione genica. Invecchiare biologicamente più velocemente non significa solo avere qualche ruga in più; significa aumentare esponenzialmente il rischio di malattie croniche, problemi cardiovascolari, declino cognitivo e fragilità ossea.
Questa scoperta non è isolata, altri studi recenti hanno collegato i PFAS a una riduzione della salute riproduttiva maschile (specialmente in aree contaminate come alcune zone del Veneto in Italia) e a una maggiore fragilità scheletrica anche nei giovani. Il fatto che ora si riesca a misurare l’impatto diretto sull’invecchiamento biologico sposta l’asticella della preoccupazione: non si tratta più solo di una “possibile tossicità”, ma di un logoramento sistematico del nostro capitale di salute.
Cosa possiamo fare? Sebbene sia difficile evitare completamente i PFAS in un mondo industrializzato, la consapevolezza è il primo passo. I governi stanno iniziando a porre limiti più severi (anche se con ritardi burocratici spesso criticati dalle associazioni ambientaliste), ma a livello individuale possiamo:
1. Filtrare l’acqua: ove necessario, utilizzare filtri a carboni attivi certificati;
2. Attenzione agli imballaggi: ridurre l’uso di contenitori per fast-food o carta oleata che potrebbero contenere rivestimenti in PFAS;
3. Scelte consapevoli: preferire tessuti e cosmetici certificati “PFAS-free”.
In conclusione, lo studio del dott. Li ci avverte che la battaglia contro l’inquinamento non riguarda solo la salvaguardia del pianeta, ma la protezione stessa del tempo che ci è concesso di vivere in salute. Se vogliamo che il nostro orologio biologico continui a ticchettare al ritmo giusto, la regolamentazione di queste “sostanze eterne” deve diventare una priorità assoluta della medicina moderna.
Dove si possono trovare i PFAS? Essendo idrorepellenti (cioè respingono l’acqua) e oleorepellenti (respingono i grassi), i PFAS sono diventati i “protagonisti invisibili” di molti prodotti moderni. In maniera non esaustiva cerchiamo di riconoscerli per ridurne l’esposizione.
- PFAS nel Piatto: Alimenti e Cucina
Il cibo è una delle principali vie d’ingresso dei PFAS nel nostro corpo, non solo per la contaminazione ambientale, ma anche per gli strumenti che usiamo per cucinare.
Pesce e Crostacei: poiché i PFAS finiscono nelle acque, tendono ad accumularsi nei tessuti dei pesci (tonno, crostacei). In particolare, i predatori più grandi accumulano concentrazioni maggiori lungo la catena alimentare;
Imballaggi per Fast Food: la carta che avvolge l’hamburger, le patatine o i cartoni della pizza è spesso trattata per non assorbire il grasso. Questi rivestimenti possono rilasciare PFAS, specialmente se il cibo è molto caldo;
Popcorn da Microonde: i sacchetti dei popcorn sono tra i maggiori “colpevoli”. Il calore estremo del microonde può favorire la migrazione delle sostanze chimiche dal rivestimento del sacchetto direttamente al chicco che stiamo per mangiare;
Pentole Antiaderenti: le classiche padelle in Teflon (PTFE) sono sicure se integre. Tuttavia, se graffiate o surriscaldate (sopra i 260°C), possono rilasciare vapori e particelle tossiche.
- Nel Guardaroba: L’Abbigliamento Tecnico
Se un capo è venduto come “impermeabile”, “antimacchia” o “traspirante”, è molto probabile che contenga PFAS:
Abbigliamento Outdoor: giacche a vento, scarponi da trekking e tute da sci utilizzano membrane (come il Gore-Tex tradizionale), non pericoloso, e trattamenti DWR (Durable Water Repellent) che spesso si basano su queste molecole;
Accessori per Bambini: guanti da sci, tute antipioggia e persino alcuni passeggini sono spesso trattati per essere facili da pulire, aumentando l’esposizione dei più piccoli;
Tessili per la Casa: tovaglie antimacchia, tappeti resistenti alle macchie e rivestimenti di divani “idrorepellenti” sono fonti comuni di rilascio di polvere contenente PFAS negli ambienti domestici.
- Beauty e Igiene Personale
Può sembrare incredibile, ma i PFAS si trovano anche nei prodotti che spalmiamo sulla pelle:
Cosmetici “Long-Lasting”: fondotinta resistenti all’acqua, rossetti a lunga tenuta, eyeliner e mascara spesso contengono composti fluorurati per garantire la durata del trucco;
Filo Interdentale: alcuni tipi di filo interdentale (quelli particolarmente scorrevoli) sono rivestiti di sostanze simili al Teflon per facilitare il passaggio tra i denti che potrebbero contenere PFAS;
Come Ridurre il Contatto con i PFAS? Non possiamo azzerare l’esposizione (i PFAS sono ormai ubiquitari), ma possiamo ridurla drasticamente con piccole scelte quotidiane:
In Cucina- Sostituire le pentole rovinate: se la padella antiaderente ha graffi, è ora di cambiarla. Consideriamo alternative in acciaio inox, ghisa, ceramica certificata o ferro;
- Evitare il riscaldamento negli imballaggi: non riscaldare mai il cibo nel microonde all’interno dei contenitori da asporto o sacchetti di carta oleata. Trasferiamo sempre tutto su piatti di ceramica o di vetro;
- Filtra l’acqua: se si vive in aree con accertata contaminazione, sarebbe opportuno utilizzare filtri a carboni attivi o sistemi a osmosi inversa (verificando che siano certificati per la rimozione dei PFAS).
Nello Shopping
- Leggere le etichette: cercare prodotti cosmetici o capi d’abbigliamento con l’etichetta “PFAS-Free”, “PFC-Free” o certificazioni ecologiche come Oeko-Tex o Bluesign;
- Controllare gli ingredienti: nei cosmetici, evitare i prodotti che contengono termini come “perfluoro” o “PTFE” nella lista INCI;
- Fare attenzione alle fibre sintetiche: preferire, dove possibile, fibre naturali come il cotone, il lino e la lana per i tessili di casa.
In Casa
- Pulire spesso: i PFAS si accumulano nella polvere domestica rilasciata da tappeti e divani. Usare un aspirapolvere con filtro HEPA e passare spesso lo straccio può ridurre l’inalazione.
Dal 1° gennaio 2026, nuove normative europee hanno iniziato a limitare drasticamente l’uso intenzionale di PFAS in molte categorie (come i cosmetici in Francia e gli imballaggi alimentari nell’UE). La transizione è in corso, speriamo bene…
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————–Dr. Luciano O. Atzori
Biolooi – Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente del comparto agroalimentare
Co-founder ISQAlimenti.it














