L’Europa si libera dell’Invisibile
Sotto i nostri piedi, sui nostri volti e persino nei nostri polmoni, le microplastiche sono diventate una presenza onnipresente e silenziosa., però, il panorama sta cambiando radicalmente. Con l’attuazione del Regolamento (UE) 2023/2055 e i successivi chiarimenti del giugno 2025, l’Unione Europea ha intrapreso una delle sfide ambientali più ambiziose del secolo: eliminare le microplastiche aggiunte intenzionalmente dai prodotti di consumo.
Ma cosa significa concretamente per la nostra spesa quotidiana e per l’industria? Scopriamolo in questa analisi.
Non tutto ciò che è plastica è visibile, le microplastiche sono definite come particelle di polimeri sintetici solide, di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, caratterizzate da un’elevata insolubilità e una preoccupante resistenza alla degradazione biologica.
Vengono classificate in due grandi categorie:
Microplastiche Primarie: prodotte intenzionalmente per assolvere a funzioni specifiche (es. l’effetto scrub nei cosmetici o i granuli per i campi sportivi);
Microplastiche Secondarie: risultato della frammentazione di oggetti più grandi, come l’usura degli pneumatici o il lavaggio di capi in poliestere o in nylon.
Perché le microplastiche sono state usate così tanto? Diciamo che l’industria le ha amate per decenni per tre motivi principali:
- Versatilità: migliorano la texture delle creme e la brillantezza dei trucchi;
- Efficacia: hanno proprietà abrasive perfette per detergenti e peeling;
- Economicità: sono drasticamente più economiche rispetto alle alternative naturali come noccioli di frutta polverizzati o silicati.
Se da un lato queste particelle hanno reso i prodotti più performanti, dall’altro hanno generato un mostro ecologico. Secondo i dati dell’ECHA (European Chemical Agency), ogni anno in Europa vengono prodotte 145.000 tonnellate di microplastiche, di cui ben 42.000 finiscono direttamente nell’ambiente (l’Impatto Ambientale è il Paradosso del Progresso).
Una volta disperse, le microplastiche entrano nella catena alimentare, vengono ingerite dal plancton, poi dai pesci e infine arrivano sulle nostre tavole. Studi recenti hanno confermato la loro presenza nel sangue umano, nei polmoni e persino nella placenta, sollevando interrogativi urgenti sulla salute a lungo termine.
La Strategia dell’UE la si può definire come un “Cronoprogramma di un Addio”, infatti, il divieto europeo non è un immediato, ma un piano d’azione calibrato che mira a ridurre l’inquinamento del 30% entro il 2030.
Recentemente, la Commissione Europea ha perfezionato il regolamento per evitare ambiguità interpretative. I punti chiave del chiarimento includono:
Focus sui Polimeri:il blocco riguarda esclusivamente le microparticelle di polimeri sintetici;
Il Concetto di “Intrappolamento”:se la microplastica è inglobata in una matrice solida (come un glitter dentro un pezzo di plastica rigida o in certi inchiostri che non la rilasciano), il divieto non si applica;
Soglia di Tolleranza:resta ferma allo 0,01% in peso, al di sotto di questa concentrazione, la sostanza non è considerata soggetta al divieto.
Il percorso è graduale per permettere alle aziende di trovare alternative sostenibili:
- 17 Ottobre 2023:entrata in vigore per prodotti “sfusi” come glitter e micrograni;
- 17 Ottobre 2025:scattano i primi obblighi informativi e di tracciabilità per la filiera industriale;
- 2027 – 2035:finestra di transizione per i settori più complessi (cosmetica leave-on e sport).
La direttiva non colpisce tutti allo stesso modo, infatti, esistono prodotti che sono già spariti dagli scaffali e altri che godranno di una transizione più dolce…
Divieto Immediato (o quasi)
I prodotti che non hanno giustificazioni tecniche per un ritardo includono i Micrograni (usati per esfoliare o detergere), il Glitter sfuso (quello usato per decorazioni o lavoretti creativi) e i Giocattoli e Cartoleria (se contengono brillantini che si staccano facilmente durante l’uso).
Periodi Transitori
Alcuni settori richiedono una rivoluzione infrastrutturale o chimica:
- Impianti Sportivi (fino al 2031): i campi in erba sintetica utilizzano “intaso granulare” (spesso gomma riciclata) che è la principale fonte di rilascio di microplastiche. I gestori hanno tempo fino al 17 ottobre 2031 per convertire i campi con materiali naturali come sughero o fibra di cocco;
- Cosmetica “Rinse-off” (fino al 16 ottobre 2027): prodotti che si risciacquano (shampoo, bagnoschiuma);
- Cosmetica “Leave-on” (fino al 16 ottobre 2029): creme e lozioni che rimangono sulla pelle;
- Make-up e Smalti (fino al 16 ottobre 2035): è il settore più critico, dal 2031, però, sarà obbligatorio apporre un’etichetta che informi il consumatore della presenza di microplastiche, fino al bando totale del 2035.Praticamente si sta entriamo nel mondo della bellezza “senza plastica” dove la distinzione tra prodotti rinse-off (da risciacquare) e leave-on (da lasciare sulla pelle) non è solo una questione di abitudini sotto la doccia, ma rappresenta una sfida tecnologica enorme per i chimici formulatori.
Prodotti “Rinse-off”
I prodotti rinse-off sono quelli che si applicano e poi si lavano via quasi immediatamente. In questa categoria rientrano shampoo, balsami, bagnoschiuma, saponi liquidi e detergenti per il viso. Ma perché contengono microplastiche? Storicamente, le microplastiche in questi prodotti servivano a due scopi:
Esfoliazione (Scrub): piccole sfere di polietilene venivano usate per rimuovere le cellule morte. Queste sono già state in gran parte rimosse dai grandi marchi negli ultimi anni, ma il divieto ora diventa legge assoluta;
Opacizzanti e Texture: servono a dare al sapone quel tipico aspetto “perlato” o cremoso che tanto piace, rendendo il liquido meno trasparente e più lussuoso al tatto.
Essendo prodotti “da risciacquo”, il loro destino è segnato: finiscono direttamente nello scarico. Anche se i depuratori moderni sono efficienti, una percentuale di queste particelle è così infinitesimale da superare i filtri e finire nei fiumi e nei mari.
Entro il 2027, vedremo sempre più spesso le alternative naturali come:
Noccioli di albicocca o gusci di nocipolverizzati per gli scrub;
Silice e argilleper l’effetto abrasivo;
Cere naturali(come quella d’api o di jojoba) per la consistenza.
Prodotti “Leave-on”
Qui la sfida si fa dura, i prodotti leave-on sono quelli che devono restare sulla pelle per ore come le creme idratanti, i sieri anti-età, i solari, gli oli per il corpo e le lozioni per capelli.
In una crema, la microplastica (spesso sotto forma di polimeri siliconici o acrilici) non serve a pulire, ma a creare un’esperienza sensoriale:
Effetto “Soft Focus”:piccole sfere di plastica riflettono la luce in modo diffuso, nascondendo otticamente le rughe e i pori (il cosiddetto effetto “filtro Instagram” dal vivo);
Seta sulla pelle:eliminano la sensazione di “unto” delle creme molto ricche, lasciando un tocco asciutto e vellutato;
Controllo del rilascio:aiutano i principi attivi (come le vitamine) a penetrare lentamente nella pelle invece di evaporare.
La Commissione Europea ha concesso fino ad ottobre 2029 perché sostituire queste molecole senza rovinare la “resa” della crema è difficilissimo. Le alternative naturali attuali a volte risultano troppo appiccicose o scadono più velocemente.
Il caso limite: Make-up, Rossetti e Smalti
Anche se sono tecnicamente leave-on, il trucco ha ottenuto la deroga più lunga di tutte (12 anni). Il motivo è puramente estetico e tecnico
Pigmenti e Glitter:riuscire a ottenere un rossetto extra-brillante o uno smalto che non si sbecca senza usare polimeri sintetici richiede una reinvenzione totale della chimica del colore;
Etichettatura dal 2031:anche se potremo comprarli fino al 2035, dal 2031 vedremo un’etichetta obbligatoria. Sarà un modo per dire al consumatore “Attenzione, questo prodotto contiene ancora microplastiche, usalo con consapevolezza”.
Tabella Riassuntiva su cosa cambia e quando
| Tipo di Prodotto | Esempi | Scadenza Divieto | Alternativa Green |
| Rinse-off | Scrub, Shampoo, Gel Doccia | 2027 | Noccioli di frutta, Sali, Zucchero |
| Leave-on | Creme viso, Solari, Lozioni | 2029 | Amido di riso, Cellulosa, Squalano |
| Make-up | Rossetti, Fondotinta, Smalti | 2035 | Mica naturale, Pigmenti naturali |
Cosa possiamo fare oggi? Non serve aspettare il 2027, possiamo già controllare l’etichetta (INCI) dei nostri prodotti. Se leggiamo termini come Polyethylene (PE), Polypropylene (PP) o Polymethyl methacrylate (PMMA), siamo in presenza di microplastiche aggiunte.
Proviamo ad analizzare l’etichetta di un prodotto “ibrido” molto comune, che spesso nasconde microplastiche sia per scopi meccanici che estetici: lo scrub viso esfoliante e illuminante.
Se leggiamo il retro di un tubetto di scrub tradizionale gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente di concentrazione e può capitare di scovare il “nemico invisibile” e quindi da evitare.
Se troviamo questi nomi tra i primi 5-10 ingredienti, il prodotto molto probabilmente contiene microplastiche che verranno vietate:
Polyethylene (PE):è il colpevole numero uno negli scrub. Sono le famose microsfere azzurre o bianche che sentiamo rotolare sulla pelle. Spesso sono fatte della stessa plastica dei tappi delle bottiglie;
Nylon-12:viene usato per rendere la texture del prodotto setosa e per dare un effetto opacizzante dopo il risciacquo. Sono fibre microscopiche che non si sciolgono mai;
Polyquaternium-7/Polyquaternium-10:questi composti servono a “condizionare” la pelle, lasciandola morbida. Sono polimeri sintetici che creano una pellicola plastica invisibile;
Acrylates Crosspolymer:usato per addensare il gel e tenere in sospensione i granuli. È una microplastica liquida o semisolida.
Uno scrub a norma dopo il 2027 (o un prodotto eco-bio attuale cioè l’alternativa “green”) conterrà invece Prunus Armeniaca Seed Powder (polvere di noccioli di albicocca), Hydrated Silica (silice minerale: fondamentalmente sabbia finissima e purificata), Oryza Sativa Powder: (polvere di riso) e Cellulose (particelle derivate dal legno o dal cotone che si degradano naturalmente).
E se abbiamo dei vecchi cosmetici con microplastiche, come li dobbiamo smaltire? Se abbiamo scoperto di avere nell’armadietto prodotti che contengono queste sostanze, sorge un dilemma: usarli e inquinare l’acqua, o buttarli e inquinare il suolo? La procedura corretta per minimizzare l’impatto ambientale:
Assolutamente non svuotarli nel lavandino. È l’errore più comune, se svuotiamo uno scrub al polietilene nel lavandino, le microplastiche vanno dritte al depuratore (che non sempre le trattiene) e poi in mare. È il modo più rapido per immetterle nella catena alimentare.
La procedura di smaltimento sicuro:
Svuotare il contenuto nell’indifferenziata (Secco):prendere un foglio di carta di giornale o un vecchio sacchetto, svuotare lì il gel o la crema e gettalo nel bidone del secco residuo. In Italia, gran parte del secco finisce nei termovalorizzatori: la plastica viene bruciata producendo energia, il che è meglio che disperderla in mare;
Pulire il contenitore:una volta svuotato, sciacquare velocemente il flacone (senza usare troppo sapone);
Differenziare il packaging: il tubetto va nellaPlastica, il tappo (spesso di un materiale diverso) va anch’esso nella Plastica e l’eventuale scatolina esterna va nella Carta.
Se abbiamo smalti o trucchi con glitter, il consiglio è lo stesso. Non lavarli via con acqua, ma usare un dischetto di cotone (meglio se compostabile) e gettare tutto nel secco indifferenziato.
Esistono app gratuite come InciBeauty o Yuka dove basta scansionare il codice a barre del prodotto con lo smartphone per sapere immediatamente se contiene polimeri sintetici non biodegradabili.
Uscendo dai cosmetici e dai prodotti make-up esistono casi in cui la plastica non viene vietata perché il rischio di rilascio è considerato minimo o perché il prodotto è regolato da norme ancora più stringenti.
| Categoria | Motivo della Deroga |
| Medicinali e Mangimi | Già soggetti a specifiche normative di sicurezza |
| Siti Industriali | Se il processo garantisce che nessuna particella esca dallo stabilimento |
| Materiali da Costruzione | Se le microplastiche sono incorporate in modo permanente (es. isolanti) |
| Fanghi e Compost | Utilizzati in contesti agricoli controllati |
In questi casi, i produttori non sono “esenti da colpe”, infatti, devono inviare ogni anno all’ECHA un report sulle emissioni stimate e istruire correttamente gli utilizzatori sullo smaltimento per evitare dispersioni accidentali.
La lotta alle microplastiche non è solo una questione di divieti, ma un invito all’innovazione, le aziende italiane ed europee sono già al lavoro per sostituire i polimeri sintetici con polimeri biodegradabili derivati da fonti naturali. Come consumatori, il nostro ruolo è informarci e scegliere, già da oggi, prodotti che dichiarano l’assenza di microplastiche aggiunte.
L’invisibile non è più ignorabile e grazie a questa direttiva, il 2035 segnerà la fine di un’era in cui la comodità di un glitter o di un campo di calcio sintetico veniva pagata a caro prezzo dall’ecosistema globale.
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Dr. Luciano O. Atzori
Biologo – Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente agroalimentare
Co-founder ISQAlimenti.it
















