Olio di oliva: arriva l’etichetta braille per ciechi e ipovedenti. Più consapevolezza nell’acquisto per tutti!

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di Sabina Rubini

Leggere l’etichetta di un prodotto alimentare risulta davvero un diritto legittimo per tutti? Una domanda che ci poniamo rare volte, in quanto l’entrata in vigore del Regolamento europeo n. 1169 del 2011 sull’etichettatura ci ha dato la sensazione che così fosse.

In Italia abbiamo oltre un milione e mezzo di consumatori, questi i dati sul numero di persone cieche e ipovedenti, che ad oggi quando acquistano un prodotto alimentare non possono farlo con consapevolezza.

Una battaglia che l’UICI (l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) porta avanti da tempo con la speranza di vedere presto sugli scaffali dei supermercati la presenza di prodotti, tra alimenti e bevande, sui quali sia apposta una etichetta in braille. Quest’ultima, infatti, è il codice di lettura e scrittura più utilizzato dai ciechi, inventato nel 1829 dal francese Louis Braille che aveva basato la sua invenzione sull’utilizzo di sei punti in rilievo nei quali la maggior parte dei simboli sono universalmente riconosciuti e possono, pertanto, essere usati in molte lingue diverse.

Lo scopo? Dare, naturalmente, anche a chi non vede la possibilità di poter scegliere cosa acquistare e consumare garantendo loro la possibilità di fare la spesa in piena autonomia grazie alle trascrizioni in rilievo e non solo del nome del prodotto, ma anche del marchio e della data di scadenza.

Alcune Aziende ed Enti hanno cercato in più occasioni, con la promozione di iniziative locali, di abbattere quello che potrebbe essere definito un divario sociale, sponsorizzando l’applicazione di etichette in braille su alcuni prodotti quali ad esempio il vino in bottiglia.

Oggi si aggiunge un importante tassello grazie al progetto che ha portato alla realizzazione dell’etichetta braille per l’olio di oliva ad opera della sinergia tra il CREA (sezione Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) che ha fornito le indicazioni per l’etichetta e ha creato lo storytelling per raccontare la cultivar, la Sisspre start up dell’innovazione che ha creato la tecnologia adatta all’etichetta narrante, l’Unione non vedenti e ipovedenti di Cosenza che ha realizzato la grafica e stampato l’etichetta, ed infine l’azienda Oli Tucci che ha promosso l’iniziativa.

Quali le indicazioni che devono essere riportate in etichetta? Naturalmente quelle che la normativa di settore indica come obbligatorie:

Concludendo
Partendo dal presupposto che poter leggere un’etichetta alimentare è sempre più importante, in quanto permette di capire il valore effettivo del prodotto che vogliamo acquistare, ci si auspica che ciò possa diventare possibile davvero per tutti, nessuno escluso, e che partendo da questi singoli progetti si possa ben presto arrivare ad una “globalità” di prodotti alimentari riportanti indicazioni obbligatorie in etichetta scritte in braille. Dopotutto è solo con un adeguato diritto all’informazione sugli alimenti che i consumatori possono ottenere un elevato livello di tutela della salute!

© Produzione riservata

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Dr.ssa Sabina Rubini
Biologa ed Esperta in Sicurezza degli Alimenti
Consulente Aziendale
Co-founder ISQAlimenti.it