Il Grano del Futuro

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Raggi Gamma per prodotti più sicuri e sostenibili

In un mondo con una popolazione in costante crescita e risorse limitate, la conservazione del cibo è diventata una priorità globale. Il grano, pilastro della dieta mediterranea e risorsa energetica fondamentale per miliardi di persone, è però un prodotto “vivo” e delicato. Dalla raccolta allo stoccaggio, è esposto all’attacco di insetti, muffe e batteri che non solo ne riducono la disponibilità, ma possono renderlo pericoloso per la salute.

Recentemente, uno studio condotto dai ricercatori dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha riacceso i riflettori sull’irraggiamento gamma, una tecnologia tanto affascinante quanto spesso fraintesa. I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Polysaccharides, confermano che questa tecnica può essere la chiave per un’agricoltura più sostenibile e sicura.

Quando sentiamo parlare di “raggi gamma” o “radiazioni”, il pensiero corre spesso a scenari fantascientifici o pericoli nucleari. In realtà, l’irraggiamento alimentare è un processo fisico simile alla pastorizzazione, ma che avviene “a freddo”.

I chicchi di grano (o la farina) vengono esposti a una fonte di radiazioni ionizzanti (solitamente Cobalto-60) all’interno di strutture ultra-protette, come la facility Calliope del Centro Ricerche ENEA Casaccia. Queste radiazioni passano attraverso il prodotto senza toccarlo fisicamente. La loro energia è in grado di spezzare il DNA di batteri, di larve di insetti e delle spore delle muffe, impedendo loro di riprodursi e causare il deterioramento del cereale.

Un punto fondamentale chiarito dai ricercatori è che il cibo irraggiato non diventa radioattivo, è come esporre un oggetto alla luce del sole: l’oggetto si scalda o cambia colore, ma non inizia a emettere luce propria una volta rimosso dalla fonte. Al termine del trattamento, il grano può essere manipolato e consumato in totale sicurezza.

Lo studio ENEA ha testato quattro varietà di frumento italiano (un grano duro e tre teneri) provenienti da diversi tipi di agricoltura: biologica, convenzionale e integrata. I risultati sono stati sorprendenti su tre fronti:

 

 Integrità Nutrizionale: a differenza del calore, i raggi gamma non “cuociono” il chicco. Le analisi hanno dimostrato che la struttura molecolare dell’amido e le proprietà chimico-fisiche rimangono intatte. Il colore e l’aspetto non cambiano, garantendo che la pasta o il pane prodotti abbiano le stesse caratteristiche organolettiche di sempre;

 Efficienza Energetica: rispetto ai metodi di essiccazione termica o alla refrigerazione continua, l’irraggiamento richiede pochissima energia. Si possono trattare grandi volumi di merce in un unico lotto, riducendo l’impronta carbonica della filiera;

 Zero Residui Chimici: oggi, per conservare il grano nei silos, si usano spesso pesticidi e fumiganti chimici. I raggi gamma eliminano la necessità di queste sostanze, offrendo un prodotto finale più “pulito” e riducendo l’inquinamento Irraggiamento del Grano ambientale.

Uno dei pericoli più subdoli per chi consuma cereali sono le micotossine. Si tratta di composti tossici prodotti naturalmente da alcune muffe che crescono sul grano quando le condizioni di umidità e temperatura sono sfavorevoli.
Le più note, come le aflatossine o il deossinivalenolo (DON), sono resistenti al calore: la cottura della pasta o del pane non le elimina. Se assunte regolarmente, possono causare gravi problemi alla salute, agendo come cancerogeni o interferendo con il sistema immunitario.

In che modo i raggi gamma aiutano contro le micotossine? L’azione è duplice:

  1. Prevenzione: eliminando le spore fungine prima che possano svilupparsi nei silos di stoccaggio, l’irraggiamento “disinnesca” la fabbrica delle tossine. Se il fungo muore, non produce micotossine;
  2. Degradazione: studi scientifici internazionali integrativi suggeriscono che, a dosi specifiche, le radiazioni gamma possono persino spezzare le molecole delle micotossine già presenti, riducendone la tossicità. Sebbene non sia un “colpo di spugna” totale, è uno strumento potentissimo per abbassare i livelli di contaminazione sotto le soglie di pericolo fissate dall’Unione Europea.

Spesso si pensa che tecnologia e agricoltura biologica siano mondi distanti, al contrario, l’irraggiamento gamma potrebbe essere il miglior alleato del “biologico”. Poiché i produttori biologici non possono usare pesticidi sintetici per proteggere il raccolto dagli attacchi post-raccolta, perdono spesso grandi quantità di prodotto. L’irraggiamento, essendo un processo fisico e non chimico, offre una soluzione sicura per preservare i raccolti biologici senza violarne i principi di purezza.

L’Italia è all’avanguardia nella ricerca sulla sicurezza alimentare, e lo studio dell’ENEA ne è la prova. Nonostante i pregiudizi che ancora circondano il termine “nucleare”, i dati scientifici parlano chiaro: i raggi gamma sono uno strumento di “pace alimentare”.

Poter conservare il grano più a lungo, senza insetti, senza muffe pericolose e senza l’uso di chimica pesante, non è solo un vantaggio economico per gli agricoltori, ma una garanzia di salute per il consumatore finale. La sfida del futuro sarà quella di tradurre queste eccellenze della ricerca in applicazioni industriali su larga scala, portando sulle nostre tavole prodotti sempre più sani, sostenibili e protetti dalle insidie della natura.

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Dr. Luciano O. Atzori
Biologo – Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute
Divulgatore Scientifico – Consulente agroalimentare
Co-founder  ISQAlimenti.it