La longevità è servita

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Oltre ai comportamenti dei sardi, da imitare anche le abitudini. dei giapponesi, che hanno un metodo efficace. E che da quando hanno scoperto le proteine animali vivono ancora di più. Domani il servizio su Salute, in edicola.

Con 14.456 centenari l’Italia è uno degli stati più longevi d’Europa. Mentre la persona più anziana del mondo, 116 anni, è la giapponese Kane Tanaka. Che in Giappone e in Italia si viva a lungo non è una novità: l’isola di Okinawa e la Sardegna insieme a Nicoya (Costa Rica), Ikaria (Grecia) e Loma Linda (California), fanno parte delle cosiddette “blue zones”, aree del pianeta in cui la speranza di vita è più alta rispetto alla media.

E nel 2015, con il report globale su “Invecchiamento e salute”, l’Organizzazione mondiale per la sanità ha marchiato Giappone e Italia come primo e secondo Paese in cui si vive più a lungo. Per scoprire il segreto della longevità, diversi studiosi hanno sbirciato nel piatto di queste popolazioni centenarie. Il risultato? Che in fondo un pastore sardo e un abitante di Okinawa non avevano uno stile di vita tanto diverso: erano magri, mangiavano poco e si muovevano tanto.

«Oggi mangiamo troppo e spesso più di quello che consumiamo. Un tempo invece c’era più povertà — spiega Andrea Ghiselli, presidente della Società italiana di scienze dell’alimentazione — che costringeva a consumare di meno, più vegetali, qualche latticino, ma altri alimenti erano un lusso. In tutti i regimi alimentari cosiddetti della longevità circa l’80-90% delle calorie deriva da fonti vegetali e questo influenza anche la quantità di ciò che si mangia perché cereali, legumi, frutta e verdura sono ricchi di fibre, che riempiono e aumentano la sazietà».

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